Peter Pan nei Giardini di Kensington

Ragazzi per Sempre | Racconti

Beh! in realtà Barrie scrive più di un libro di Peter Pan, e questo è quello senza Wendy in cui Peter, piccolo, abita tra le fate nei Giardini di Kensington.
Certo, il libro è scritto prevedendo dei bambini che ascoltano, ma, in mancanza di materia prima, si possono ottenere buoni risultati anche col fidanzato/a mentre fuori nevica.
Oppure al gatto!

...
MAIMIE si sentiva addosso una gran timidezza, ma Peter non sapeva neppure che cosa fosse timidezza.
— Spero che abbia passato bene la notte — egli s’informò gentilmente.
— Oh, sì, grazie — essa rispose, — sono stata così comoda e calda. Ma Lei — e, così dicendo, con poco tatto accennava dello sguardo alla sua nudità — ma Lei non sente freddo?
Freddo era un’altra parola che Peter aveva dimenticato, e perciò rispose:
— Io non credo, ma potrei sbagliarmi: Lei vede che io sono un pochino ignorante. Io non sono propriamente un bambino: Salomone dice che io sono un Forse-che-sì-forse-che-no.
— Cosicché questo è il nome che Le vien dato — disse Maimie con aria pensierosa.
— Questo non è il mio nome — egli spiegò; — il mio nome è Peter Pan.
— Sì, senza dubbio — essa disse, — lo so, ogni persona lo sa.
Voi non vi potete immaginare quanto piacere facesse a Peter l’apprendere che tutte le persone al di là dei cancelli sapevano di lui. Egli pregò Maimie di dirgli che cosa esse sapevano e che cosa dicevano, e Maimie soddisfece il suo desiderio. Frattanto si erano seduti sopra un albero caduto; Peter ne aveva sgombrato dalla neve un tratto per Maimie, ma quanto a sé s’era assiso sopra un punto non sgombro.
— Si faccia più accosto — disse Maimie.
— Che cosa vuol dire? — egli domandò. Allora essa glielo mostrò ed egli lo fece.
Dunque, essi chiacchierarono insieme ed egli trovò che la gente sapeva una gran quantità di cose intorno a lui, ma non tutto, non che era tornato dalla mamma e aveva trovato la finestra sbarrata, per esempio, e di ciò non disse nulla a Maimie, perché la cosa ancora lo umiliava.
— Sa la gente che io giuoco esattamente come i veri bambini? — domandò con orgoglio.
— Oh, Maimie, raccontaglielo, ti prego! — Essi avevano ormai fatto amicizia e deciso di darsi del tu.
Ma quando egli le mostrò come giocava, facendo galleggiare e guidando pel manico il suo bicchierino di latta sul Lago Rotondo, e così via, essa restò semplicemente inorridita.
— Tutte le tue maniere di giocare — osservò guardandolo con due grandi occhi pieni di stupore — sono del tutto, del tutto sbagliate, e non rassomigliano
affatto a come giuocano i bimbi. —
Il piccolo Peter emise un piccolo lamento a sentir questo, e, per la prima volta da non so quanto tempo, gli corsero giù delle lacrime per le gote. Maimie provò molta pena per lui e gli prestò il suo fazzoletto, ma egli non sapeva affatto che cosa farne, cosicché essa dovette mostrarglielo, vale a dire che si asciugò gli occhi, e poi gli porse il fazzoletto di nuovo, dicendo: “Ora fallo tu”; ma Peter, invece di asciugare i suoi propri occhi, asciugò quelli di lei, ed essa allora pensò che era meglio far finta di nulla e lasciargli credere che aveva inteso giusto: Sentiva tanta pietà per lui che non potè trattenersi dal dirgli: “Se vuoi, ti do un bacio”; ma, sebbene un tempo egli avesse saputo che cosa sono i baci, oramai lo aveva dimenticato da un pezzo, cosicché rispose: “Grazie”, e stese la mano, credendo che si fosse offerta di metterglici dentro alcunché. Questo fu un gran colpo per lei, ma essa tuttavia sentì che non poteva spiegargli meglio la cosa senza farlo vergognare, e perciò con delicatezza squisita gli pose in mano o, meglio, infilò in dito un piccolo ditale che per caso si trovava in una delle sue tasche, dandogli a credere che quello fosse un bacio. Povero piccino! Egli le credette ciecamente e ancor oggi per ricordo porta in dito il piccolo ditale, nonostante che qualche volta si sia domandato con meraviglia perché mai i veri
bimbi s’infilino in dito un oggetto così impaccioso. Ma voi, come Maimie, dovete mostrarvi indulgenti verso la sua ignoranza: sebbene fosse sempre tanto piccino, pure in realtà erano passati anni e anni dacché per l’ultima volta aveva rivisto sua madre, e il bambino da cui era stato sostituito doveva essere ormai un bel pezzo di uomo con tanto di baffi: salvo che non li portasse, per seguire la moda.
Non dovete tuttavia pensare che Peter Pan fosse un bimbo piuttosto da compiangere che da ammirare; se Maimie cominciò col pensarlo, presto trovò che si era di molto sbagliata. I suoi occhi brillarono d’ammirazione quando egli le raccontò delle sue avventure, e specialmente del come egli passasse continuamente dall’isola ai giardini e dai giardini nell’isola dentro il suo nido di tordo.
— Com’è romantico tutto ciò! — esclamò essa, ma quella era un’altra parola sconosciuta per Peter, e il povero piccino abbassò mesta mente la testa credendo che essa lo burlasse.
— Tony non lo farebbe, non è vero? — domandò con grande umiltà.
— Oh no, mai, mai! — essa rispose con convinzione; — è troppo pauroso!
— Come si fa ad esser paurosi? — chiese subito Peter con un ardore di desiderio che Maimie scambiò per isdegno. Egli s’immaginava che l’esserlo fosse una cosa assai bella. — Tu mi dovresti insegnare come si fa, se sei buona, Maimie!
— Io non credo che nessuno sia buono di insegnartelo — Maimie rispose con adorazione, ma Peter pensò che lo credesse troppo stupido. Essa gli aveva già
parlato di Tony e adesso gli raccontò delle malignità che lei immaginava per ispaventarlo la notte (la signorina sapeva benissimo che erano delle malignità),
ma Peter fraintese il senso delle sue parole ed esclamò:
— Oh quanto bramerei d’avere il coraggio di Tony! Ciò finì coll’irritarla.
— Tu hai mille volte più coraggio di Tony — proruppe spazientita; — anzi, io non conosco nessun bambino che abbia tanto coraggio quanto te. —
Egli non poteva credere che essa lo pensasse davvero, ma, quando Maimie glielo ebbe solennemente assicurato, non potè trattenere un grido di gioia.
— E se desideri molto di darmi un bacio — Maimie aggiunse, — puoi benissimo darmelo.
Con molta riluttanza Peter cominciò a sfilarsi dal dito il piccolo ditale. Egli credeva che essa lo rivolesse addietro.
— Non volevo dire un bacio — essa s’affrettò a correggere, — ma un ditale.
— Che cos’è un ditale? — chiese Peter.
— È questo — essa disse, e lo baciò.
— Desidero davvero di darti un ditale — dichiarò Peter gravemente, e glielo dette. Anzi gliene dette una gran quantità, e poi una magnifica idea gli sorse nella mente.
— Maimie — disse, — ci vogliamo sposare?
Orbene, strano a dirsi, la medesima idea era venuta proprio nel medesimo istante in mente a Maimie.
— Volentieri — essa rispose, — ma ci sarà posto nella tua barca per due?
— Se ti stringi accanto a me, sì — egli si affrettò a dichiarare.
— Ma gli uccelli ne saranno contenti? —
Egli assicurò che gli uccelli sarebbero stati contentissimi di averla per ospite, sebbene io non sia convinto ch’egli lo sapesse di certa scienza, aggiungendo che del resto, siccome si era d’inverno, d’uccelli non ve n’erano molti.
— Senza dubbio però — egli dovette ammettere con un po’ d’esitazione — può darsi che ti chiedano le vesti.
Essa non accolse con punto piacere questa prospettiva.
— Le mie vesti? Oh no davvero! E per che farne, se è lecito?
— Essi hanno sempre in mente i loro nidi — egli spiegò a mo’ di difesa, — e ci sono certe parti del tuo abbigliamento — così dicendo passò sfiorando la mano sopra il pelo della cappottina — che ecciteranno molto i loro desiderii.
— Oh! ma non lo avranno davvero il mio pelo!— essa affermò bruscamente.
— S’intende — egli rispose, seguitando tuttavia ad accarezzarlo, — s’intende.
— Oh! Maimie! — esclamò a un tratto con estasi, — sai tu perché t’amo? Perché rassomigli un bel nido. —
Questo poi, non so come, la inquietò affatto.
— A me pare che tu parli più da uccello che da bimbo ora — osservò tirandosi addietro; e realmente egli aveva un non so che d’uccello nel suo aspetto. — Già, dopo tutto, non sei che un Forse-che-sì-forse-che-no. — Ma questo lo ferì tanto che essa aggiunse immediatamente: — Del resto, dev’essere una cosa deliziosa di esserlo.
— Vieni e diventa anche tu uno, allora, diletta Maimie — egli la implorò, e tutti e due si misero in cammino verso la barca, perché era ormai assai vicina l’ora della riapertura dei cancelli.
— Non rassomigli mica punto ad un nido, sai? — egli le susurrò strada facendo, per riparare allo sbaglio di prima.
— Ma io credo che dev’essere anzi carino di rassomigliare ad un nido — ribatté essa con lo spirito di contraddizione proprio delle donne.
— E, Peter mio caro, sebbene io non possa dare agli uccelli il mio pelo, non mi opporrò se vorranno costruirci in mezzo. Immaginati un nido nel mio bavero con i suoi piccoli uovi picchiettati dentro! Oh Peter, quanto ha da esser grazioso! —
Ma, come furono in vista della Serpentina, essa rabbrividì un pochino, e disse:
— Senza dubbio però io dovrò andare spesso a veder la mia mamma, molto spesso. Non è come se dicessi addio per sempre alla mia mamma, non è nient’affatto così.
— Oh certo che non è così! — la rassicurò Peter, ma nel suo cuore egli sapeva benissimo che invece era proprio così, e glielo avrebbe voluto anche dire, ma
tremava troppo di perderla. Era tanto innamorato di lei, sentiva che non avrebbe potuto vivere senza. “Col tempo dimenticherà sua madre e sarà felice con me” disse, per calmare la sua coscienza, a sé stesso, e, passato il braccio attorno alla vita della sua sposa, la trascinò innanzi dolcemente, fermandosi tuttavia per darle un bacio ogni tanto.

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Autore: James Matthew Barrie
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-040-9
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