Novelle per un Anno - volume 1

Semper | Grande Narrativa

Tutti conosciamo qualcuna delle Novelle per un Anno, ma avete veramente idea di quante siano sul serio? Beh, per farvi un’idea, il primo dei due volumi ne contiene 120. Quindi potete stare sicuri che ne troverete tantissime che non avete mai letto e nemmeno sentito da lontano.

...
Scosso dalla moglie, con una strappata rabbiosa al braccio, springò dal sonno anche quella notte, il povero signor Anselmo.
- Tu ridi! Stordito, e col naso ancora ingombro di sonno, e un po' fischiante per l'ansito del soprassalto, inghiottí; si grattò il petto irsuto; poi disse aggrondato:
- Anche... perdio... anche questa notte?
- Ogni notte! ogni notte! - muggí la moglie, livida di dispetto.
Il signor Anselmo si sollevò su un gomito, e seguitando con l'altra mano a grattarsi il petto, domandò con stizza:
- Ma proprio sicura ne sei? Farò qualche versaccio con le labbra, per smania di stomaco; e ti pare che rida.
- No, ridi, ridi, ridi, - riaffermò quella tre volte. - Vuoi sentir come? cosí.
E imitò la risata larga, gorgogliante, che il marito faceva nel sonno ogni notte.
Stupito, mortificato e quasi incredulo, il signor Anselmo tornò a domandare:
- Cosí?
- Cosí! Cosí! E la moglie, dopo lo sforzo di quella risata, riabbandonò, esausta, il capo sui guanciali e le bracciasu le coperte, gemendo:
- Ah Dio, la mia testa... Nella camera finiva di spegnersi, singhiozzando, un lumino da notte davanti a un'immagine della Madonna di Loreto, sul cassettone. A ogni singhiozzo del lumino, pareva sobbalzassero tutti i mobili. Irritazione e mortificazione, ira e cruccio sobbalzavano allo stesso modo nell'animo stramazzato del signor Anselmo, per quelle sue incredibili risate d'ogni notte, nel sonno, le quali facevano sospettare alla moglie che egli, dormendo, guazzasse chi sa in quali beatitudini, mentr'ella, ecco, gli giaceva accanto, insonne, arrabbiata dal perpetuo mal di capo e con l'asma nervosa, la palpitazione
di cuore, e insomma tutti i malanni possibili e immaginabili in una donna sentimentale presso alla cinquantina.
- Vuoi che accenda la candela?
- Accendi, sí, accendi! E dammi subito le gocce: venti, in un dito d'acqua.
Il signor Anselmo accese la candela e scese quanto piú presto poté dal letto. Cosí in camicia e scalzo, passando davanti all'armadio per prendere dal cassettone la boccetta dell'acqua antisterica e il contagocce, si vide nello specchio, e istintivamente levò la mano a rassettarsi sul capo la lunga
ciocca di capelli, con cui s'illudeva di nascondere in qualche modo la calvizie. La moglie dal letto se n'accorse.
- S'aggiusta i capelli! - sghignò. - Ha il coraggio d'aggiustarsi i capelli, anche di notte tempo, in camicia, mentr'io sto morendo!
Il signor Anselmo si voltò, come se una vipera lo avesse morso a tradimento; appuntò l'indice d'una mano contro la moglie e le gridò:
- Tu stai morendo?
- Vorrei, - si lamentò quella allora, - che il Signore ti facesse provare, non dico molto, un poco di quello che sto soffrendo in questo momento!
- Eh, cara mia, no, - brontolò il signor Anselmo. - Se davvero ti sentissi male, non baderesti a rinfacciarmi un gesto involontario. Ho alzato appena la mano, ho alzato... Mannaggia! Quante ne avrò fatte cadere?
E buttò per terra con uno scatto d'ira l'acqua del bicchiere, in cui, invece di venti, chi sa quante gocce di quella mistura antisterica erano cadute. E gli toccò andare in cucina, cosí scalzo e in camicia, a prendere altra acqua.
- Io rido...! Signori miei, io rido... - diceva tra sé, attraversando in punta di piedi, con la candela in mano, il lungo corridojo. Un vocino d'ombra venne fuori da un uscio aperto su quel corridojo.
- Nonnino... Era la voce d'una delle cinque nipotine, la voce di Susanna, la maggiore e la piú cara al signor Anselmo, che la chiamava Susí.
Aveva accolto in casa da due anni quelle cinque nipotine, insieme con la nuora, alla morte dell'unico figliuolo. La nuora, trista donnaccia, che a diciotto anni gli aveva accalappiato quel suo povero figliuolo, per fortuna se n'era scappata di casa da alcuni mesi con un certo signore, amico intimo del defunto marito; e cosí le cinque orfanelle (di cui la maggiore, Susí, aveva appena otto
anni) erano rimaste sulle braccia del signor Anselmo, proprio sulle braccia di lui, poiché su quelle della nonna, afflitta da tutti quei malanni, è chiaro che non potevano restare. La nonna non aveva forza neanche di badare a se stessa.
Ma badava, sí, se il signor Anselmo involontariamente alzava una mano a raffilarsi sul cranio i venticinque capelli che gli erano rimasti. Perché, oltre tutti quei malanni, aveva il coraggio, la nonna, d'essere ancora ferocemente gelosa di lui, come se nella tenera età di cinquantasei anni, con la barba bianca, il cranio pelato, in mezzo a tutte le delizie che la sorte amica gli aveva prodigate; e quelle cinque nipotine sulle braccia, alle quali col magro stipendio non sapeva come provvedere; col cuore che gli sanguinava ancora per la morte di quel suo disgraziato figliuolo; egli potesse difatti attendere a fare all'amore con le belle donnine!
Non rideva forse per questo? Ma sí! Ma sí! Chi sa quante donne se lo sbaciucchiavano in sogno, ogni notte!
La furia con cui la moglie lo scrollava, la rabbia livida con cui gli gridava: «Tu ridi!» non avevano certo altra ragione, che la gelosia.
La quale... niente, via, che cos'era? una piccola, ridicola scheggina di pietra infernale, data da quella sua sorte amica in mano alla moglie, perché si spassasse a inciprignirgli le piaghe, tutte quelle piaghe, di cui graziosamente aveva voluto cospargergli l'esistenza.
Il signor Anselmo posò a terra presso l'uscio la candela, per non svegliare col lume le altre nipotine, ed entrò nella cameretta, al richiamo di Susí. Per maggior consolazione del nonno, che le voleva tanto bene, Susí cresceva male; una spalluccia piú alta dell'altra e di traverso, e di giorno in giorno il collo le diventava sempre piú come uno stelo troppo gracile per sorregger la testina troppo grossa. Ah, quella testina di Susí...
Il signor Anselmo si chinò sul letto, per farsi cingere il collo dal magro braccino della nipote; le disse:
- Sai, Susí? Ho riso! Susí lo guardò in faccia con penosa meraviglia.
- Anche stanotte?
- Sí, anche stanotte. Una risatoooòna... Basta, lasciami andare, cara, a prender l'acqua per la nonna... Dormi, dormi, e procura di ridere anche tu, sai? Buona notte. Baciò la nipotina sui capelli, le rincalzò ben bene le coperte, e andò in cucina a prender l'acqua.
Ajutato con tanto impegno dalla sorte, il signor Anselmo era riuscito (sempre per sua maggior consolazione) a sollevar lo spirito a considerazioni filosofiche, le quali, pur senza intaccargli affatto la fede nei sentimenti onesti profondamente radicati nel suo cuore, gli avevano tolto il conforto di sperare in quel Dio, che premia e compensa di là. E non potendo in Dio, non poteva per conseguenza neanche piú credere, come gli sarebbe piaciuto, in qualche diavolaccio buffone che gli si fosse appiattato in corpo e si divertisse a ridere ogni notte, per far nascere i piú tristi sospetti nell'animo della moglie gelosa.

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Autore: Luigi Pirandello
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-061-4
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