Mussolini

Pensiero Fossile | Prima della Storia

1919 Mussolini ha 36 anni, e inizia la critica del socialismo. La storia deve ancora essere scritta. Il Fascismo non è ancora nato, Mussolini è un socialista che sta diventando popolare per le sue posizioni barricadere.
Come avviene oggi, Paolo Valera –  cronista socialista e collega – decide di scriverne una biografia che faccia conoscere meglio il personaggio…

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Io l'ho trovato a Trento, redattore capo del giornale Il Popolo di Battisti. Non era un grande giornale. Faceva più della cronaca che della politica. La politica, nei possedimenti austriaci, dava molte noie a coloro che ne scrivevano. Si veniva chiamati nei gabinetti delle teste poliziesche, redarguiti, censurati, espulsi. Benito Mussolini subì tutte queste cose. In quel tempo Mussolini soffriva. Aveva una forte flussione alle gengive. Malgrado i dolori egli migliorava il suo tedesco e metteva assieme un martire della religione, una specie di Savonarola che gli hanno pubblicato Podrecca e Galantara, della ditta dell'Asino. In Svizzera, senza smettere di fare il giornalista, frequentava come uditore le università. Guadagnava poco. Era obbligato qualche volta a impegnare il pastrano o il superfluo. Durante l'esodo dei novantottisti italiani contrasse amicizia con M. Serrati. Le università gli hanno dato modo di salire nella coltura tedesca e francese. Le soste erano i suoi supplizi. Doveva pur troppo ritornare a quel qualunque lavoro che gli
capitava, di facchino, di garzone, di imbianchino come il Costa. Il suo sovversivismo lo obbligò ad andarsene da due cantoni e quindi a ritornare nella propria Romagna.
In tanti trambusti difficilmente si resta giornalisti. Benito Mussolini a Forlì se ne è fatta una propria officina. Ha iniziato la Lotta di Classe. Ha radunato intorno a sé tutti i lettori proletari.
Giunto nel 1911 si è rovesciato sul ministero Giolitti. Non voleva guerre di conquiste. Incitava a voltare le spalle agli ordini che chiamavano la gioventù in caserma per andare in Libia a schiacciare l'indigeno.
Egli, come tanti altri che erano stati all'estero, aveva imparato che cosa volesse dire la colonizzazione. I boeri erano stati trattati bene dall'impero britannico! La colonizzazione fu tutto un volume di massacri.
Mussolini è stato messo in prigione. La così detta "passeggiata militare" era avvenuta. Le stragi sono state compiute. Le impiccagioni in Piazza del Pane sono state registrate, e i corrispondenti esteri sono scappati dalla Libia, dove si ammazzava in massa come a Sciara-Sciat. Io
tentai di penetrarvi da Siracusa, come penna dell'Avanti! Venni agguantato da un ordine di Giovanni Giolitti. Corsi a Roma e andai difilato a casa di Bissolati e lo incaricai di domandare spiegazioni.
Giolitti gli ha risposto che se mi avesse lasciato sbarcare, sarei stato schiaffeggiato da tutta l'ufficialità in piazza di Tripoli. Leonida Bissolati è stato come stordito. Gli ha risposto poco dopo: "Alla faccia di Valera avrebbe pensato lui stesso".
I conquistatori non hanno senso di giustizia. Prevengono, impediscono, accusano o svillaneggiano. La solidarietà giornalistica d'allora è stata messa alla porta. I corrispondenti di guerra dell'Inghilterra e degli Stati Uniti sono andati a protestare dal governatore. I nostri rappresentanti della stampa, con alla testa Luigi Barzini, sono stati tutti per l'approvazione dei decimatori degli indigeni in blocco — compreso il deputato catanese De Felice.
Benito Mussolini è venuto via da Reggio Emilia direttore dell'Avanti! Aveva moglie e una figlia. I ghigliottinati del suo '93 lo avevano circondato di fama truce. Lo si diceva violento. Lo si paragonava ai terroristi. Si vedeva in lui una rivoluzione ambulante. Dalla sua piattaforma scendevano razzi, tizzoni incandescenti. Incendiava dappertutto. I vecchi del partito vedevano in lui un sovvertitore maratista. In poco tempo avrebbe rovinato il partito. Una provocazione poliziesca avrebbe trascinati tutti in una colluttazione sanguinosa. Era un tipo che suscitava gli orrori degli enragés di una volta.
Benito Mussolini stava per mettere piede in uno degli ambienti più ingrati e più pitocchi della penisola. L'Avanti! era il peggiore padrone d'Italia. Pagava da cane. I suoi amministratori erano avari, taccagni, rapaci, venali, capaci di affamare tutti coloro che cadevano nella loro rete. Con la scusa che il socialismo era povero o in lotta con la borghesia e con i proprietari, davano salari e stipendi che facevano accapponare la pelle. Si può dire che la gente che dirigeva l'azienda socialista esigesse su per giù quasi tutto per niente. Manoscritti gratis, traduzioni per poco o niente.

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Autore: Paolo Valera
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-014-0
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