Lezioni sul domani

Fantascienza | Mezzilibri

Dodici strepitosi racconti di fantascienza tutti al femminile, alla faccia di quanti pensano che il genere sia per gli uomini e scritto da uomini. In perfetto stile Urania, queste storie hanno il pregio del dono della sintesi e della brevità, contro la dilagante e inutile prolissità di molti libri, e in poche pennellate dipingono scenari del futuro inquietanti in cui prendono forma vicende imprevedibili e fantasiose.
Le autrici sono esordienti, ma nel loro lavoro si respira tutta la loro professionalità ed esperienza nella scrittura. Sono infatti due editor che dirigono un’agenzia letteraria.
Elena Di Fazio è un’esperta e appassionata della materia, che scrive e descrive scenari all’interno del genere in modo canonico, con racconti sorprendenti, articolati e con uno stile che inchioda il lettore. Giulia Abbate è più indefinibile e tende a violare volutamente le regole del genere per ampliarlo e sperimentare delle soluzioni innovative.
I due racconti che aprono l’antologia sono scritti a quattro mani e firmati da entrambe le autrici. Non è facile scrivere a questo modo e non è molto consueto. Ma la sintesi dei due stili è riuscita alla perfezione.

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«Non guardarmi così. Non c’è niente di personale.»
Lupe Rodriguez parlava con voce calma, come rivolgendosi a un bambino. Inginocchiata sulla sabbia, tra ciottoli vulcanici e sterpaglie secche, fissava il suo interlocutore, il quale non le opponeva che uno sguardo vacuo.
«Questa è la vita. Colpisco te, prima che tu colpisca me.»
Sollevò la pistola. L’essere piumato di fronte a lei non fece una piega, a eccezione di un fugace lampo di curiosità che gli si accese negli occhi. Sporse il becco e sfiorò la bocca dell’arma come a volerla saggiare, ma si ritrasse al contatto con il metallo.
La donna sospirò e accennò un sorriso. La luce del sole di Mauritius riverberava sulla sabbia e sulla canna della pistola. Il vento increspava l’oceano producendo un’eco ritmica, incessante. Ovunque si volgesse lo sguardo, il paesaggio sembrava creato a immagine del paradiso, qualora ne esistesse uno. Di certo, pensò Lupe, se l’isola conservava la forma del paradiso, la sostanza era mutata all’arrivo degli olandesi. Arginare la sterminata catena di rapporti causa-effetto innescata da quei coloni inconsapevoli era un compito difficile e ingrato: la sua pistola puntata alla testa di un dodo innocente non era che l’ennesima dimostrazione.
Il dodo era grasso, il dodo aveva ali troppo piccole per volare, il dodo moriva senza emettere un suono... quasi comprendesse la necessità dello sterminio, e graziasse i suoi carnefici di un ultimo verso strozzato, forse l’unica arma di difesa che gli restava: una traccia sensoriale che insinuasse nel loro cuore la pietà.
La testa del dodo esplose in una nube di gocce di sangue. Lupe sussultò e si volse verso il gruppo di palme al di là della spiaggia. C'era un uomo alto, i capelli folti e neri, la pistola ancora fumante tra le mani. Aveva usato il silenziatore.
«Ah, ottimo.» Lupe si alzò in piedi. «Tenente Da Costa.» Lanciò un’occhiata al dodo stecchito.
L’uomo ripose la pistola nella fondina e si avvicinò. «Volevi fissare quell’uccello tutto il giorno? Come se avessimo tempo da perdere.»
«Tecnicamente abbiamo tutto il tempo del mondo.» Lo corresse Lupe senza scomporsi.
Joaquim Da Costa sbuffò. «Quanti ne mancano?»
«Non molti, credo. E gli olandesi hanno abbandonato l'ultimo avamposto.»
Il tenente sogghignò. «Siamo liberi di accelerare i tempi, insomma.»
Il Maggiore rivolse lo sguardo verso le palme e i filaos allineati lungo la baia. «Procediamo. Taglieremo attraverso la foresta. Sei contento? Ora potrai fare tutto il baccano che vuoi. Siamo rimasti gli unici esseri umani in tutta Mauritius.»

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Attenzione: questa è un'edizione gratuita non integrale dell'omonimo titolo in vendita a euro 4,70.

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Autori: G. Abbate; E. Di Fazio
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-074-4
Pagine: 77
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