I Ritornanti. Storie di ritorni impossibili

I Fiori del web

Quello tra la vita e la morte è un percorso a senso unico. Oppure no? Cosa accadrebbe se il senso di marcia si invertisse, se i morti camminassero tra i vivi nelle mille forme che la letteratura fantastica ha dato loro finora? Zombie, vampiri, fantasmi, mummie… dieci revenant, o “ritornanti”, ognuno con la sua storia, i suoi conti in sospeso, il suo desiderio di beffare la morte, raggirarla, annullarne gli effetti. Dieci racconti di altrettanti autori, tra esordienti e veterani, che immaginano scenari differenti a partire da un solo tema: l’inversione del percorso, il ritorno dalla morte alla vita, con le sue grottesche e surreali conseguenze.

In vendita nei maggiori eBook store

Autori: Vari
Editore: Castellovolante
isbn: 978-88-6399-091-1
Pagine: 67


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Elzeveta lo guardava con gli occhi spalancati e una strana espressione che Matt non aveva mai visto in una donna che sta per essere salassata. Sembrava quasi felice.
Il pensiero di Elzeveta su un aereo, che si schiantava sulla nave dei cattivi con quella stessa espressione, lo fece quasi ridere. Si piegò su di lei e le squarciò la carotide con gli incisivi, assaporando il fiotto di sangue che gli riscaldò il palato. Bevve come un signore, altro che etere e drink di merda.
Si rialzò e, cosa incredibile, la contessa Dracula era ancora viva, e lo guardava con una faccia ancora più fanatica… arrivò quasi a disturbarlo, quello sguardo.
«Che diavolo vuoi?» le disse. «Perché non muori?»
Lei trovò la forza per alzare una mano verso di lui. Matt si chiese addirittura se non fosse il caso di un altro prelievo: lo irritava la sua resistenza caparbia al dolce abbraccio del loculo… cioè, della morte.
Aprì la bocca ferita e parlò, o meglio gorgogliò qualcosa.
«Che?» disse Matt.
«Rendimi… come te…» balbettò. «Mio… signore... rendimi…»
Matt alzò le spalle. Proprio matta fino alla fine. “Ma vaffanculo” concluse con sufficienza.
Era morta, finalmente. E sembrava anche più bianca di prima.

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Niente fiori per San Valentino

I Fiori del Web
Piccoli racconti erotici nati sul web.
Una signora rimorchiata contro ogni sua aspettativa in una Roma assolata. Un amante che continua a distrarsi. Un brigante pugliese dagli enormi attributi, e tante altre storie.
In comune la capacitá di raccontare in maniera affascinante situazioni border-line e sicuramente hot.

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Autori: Vari
Editore: CastelloVolante
isbn: 978-88-6399-089-8
Pagine: 79


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"Cosa stai guardando?".
Manuela è distesa sul letto. Le ho alzato la gonna e le ho abbassato le mutandine fino alle ginocchia.
Sto guardando la tua fica, penso. Ci sono giorni (quasi tutti a esser sincero) che starei ore a fissarla. Ho sempre pensato a un fiore. Non molto originale, penso. Ci sono solo due millenni di letteratura prima di me, penso, però...
Allargo le prime pieghe di carne. Manuela allarga un po’ le cosce.
E' per farmela vedere meglio, penso, o no?
Tu vuoi che io ti tocchi, penso.
Non ora, adesso voglio solo ammirarla.
La sfioro appena con le mie labbra. Gesto da professionista. Si vede che da giovane leggevo i fotoromanzi di Supersex. Manuela geme.
Ha un bel modo di gemere, penso.
Le sfilo completamente le mutandine. Adesso le spalanco le cosce. L’atto in sé mi eccita, non devo essere tanto normale...

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100 domande sugli animali

Le 100 domande | 100 domande sugli animali
CastelloVolante lancia un nuovo esperimento: Le 100 domande!
Una collana dedicata ai ragazzi: 100 domande su di un tema specifico, 3 risposte possibili e una spiegazione corretta.
Per cominciare, ecco le 100 domande sugli animali.
Voi lo sapevate che i pesci di mare bevono e quelli d’acqua dolce no?
In vendita nei maggiori eBook Store
oppure scarica gratuitamente 10 domande

Autore: Stefania Longhetti
Editore: CastelloVolante | MNM
isbn: 9788863990874


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14. Perché alcuni mammiferi hanno le corna?

A) Le corna assolvono a una funzione evolutiva ben precisa: sono uno strumento utilizzato per staccare dagli alberi i germogli e la vegetazione di cui cibarsi.
B) Alcuni mammiferi utilizzano le corna per difendersi dai predatori. Spesso, all?interno della stessa specie, i maschi le utilizzano nei combattimenti per il possesso di una femmina.
C) Le corna, ma soprattutto i palchi, sono utilizzati dai mammiferi per raccogliere il materiale con cui costruiscono la loro tana.

Risposta esatta: B

Le corna sono formazioni ossee ricoperte da una sostanza particolarmente dura che si chiama cheratina. Crescono a partire dal cranio e possono essere presenti sia nel maschio sia nella femmina. strutture permanenti che, con l'invecchiare dell'animale, cambiano forma e dimensione.
I montoni delle montagne rocciose, a sole 8 settimane di vita, hanno già degli accenni di corna che, con gli anni, crescono curvandosi a spirale completando anche più di un anello.
Le antilopi presentano una fantasiosa varietà di corna: da quelle a mezzaluna dell'antilope equina a quelle aguzze dell'antilope capriolo.
I palchi, invece, sono simili alle corna, ma sono costituiti soltanto di osso e hanno la caratteristica di cadere e di ricrescere con scadenze stagionali. Sono propri solo dei maschi a parte il caso delle renne e dei caribù dove anche le femmine li possiedono e svolgono anche una funzione nei combattimenti tra maschi rivali per il possesso della femmina. Spuntano dalle ossa craniche e in circa 5 mesi si sviluppano ramificandosi ripetutamente. Dopo la stagione dell'accoppiamento i palchi cadono per ricrescere, dopo alcuni mesi, più grandi e più ramificati. Tra i mammiferi dotati dei palchi più belli e complessi, ricordiamo il cervo e l'alce.



Le favole di Fedro

Ragazzi Per Sempre | Favole

Dopo tanti mesi un nuovo “Ragazzi per Sempre”: Eccoci con una versione un po’ aulica delle favole di Fedro.
Fedro è uno scrittore latino. A inventare il genere era stato Esopo, ma quello che rende il genere famoso da noi è, appunto, Fedro che le riprende diversi secoli dopo.
Bisogna pensare che Fedro non vive in un periodo facile: Scrive i suoi libri durante l’ultimo periodo dell’impero di Tiberio e negli anni di Caligola. Erano momenti in cui a fare il moralista si aveva vita breve. Così Fedro, che pure vuol dire la sua, adotta come mezzo la favola: Chi se la prenderebbe con un autore che scrive testi per bambini? La storia non riporta che l’abbiano passato per le armi, quindi, probabilmente, l’espediente funzionò. Così, grazie al suo sviluppato istinto di sopravvivenza, produsse la più famosa raccolta di fiabe della letteratura.

Autore: Gaio Giulio Fedro
Editore: CastelloVolante | MNM
isbn: 978-88-6399-084-3


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Il Cane, e il Lupo

Libertà quanto è cara, in brieve espongo.
Un Lupo, cui consunto ha lunga fame,
Un ben pasciuto Cane a sorte incontra:
Fermi si salutaro. Primo il Lupo:
Onde tal liscio, onde sì lauto cibo,
Il ventre ti distese? Io più robusto
Di te, a perir son da ria fame astretto.
Semplicemente il Can: Fia ugual tua sorte,
Se ugual servizio il mio padron n’ottenga.
E qual? Custode il dì sia de la soglia
Da i ladri la magion guardi la notte.
Io son pronto; nè boschi, e pioggia, e nevi
Soffrir m’è forza, e dura vita io meno;
Quanto più agevol fora sotto il tetto
Viver agiato, e largamente pascermi?
Vien dunque meco. Nel cammin s’accorge,
Che roso il Can da la catena ha il collo.
Onde è ciò, amico? Nulla. Amo saperlo.
Poichè sembro feroce, il dì mi legano
Perchè allor dorma, e desto sia la notte:
Sciolto su l’imbrunir, vo dove voglio:
Benchè nol chiegga, mi si porta il pane;
Da la mensa il padron l’ossa mi porge;
La famiglia gli avanzi; e se a taluno
Vien qualche cibo a noja, a me si getta:
Così senza fatica empiomi il ventre.
Ma se d’altrove andar mi vien talento,
Possol’io far? O questo no! e tu goditi,
Cane, le tue venture: io non le curo.
Regnar non vo’, se libertade io perdo.

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Historytelling|Milano

Pensiero Fossile | Historytelling

Come sarebbe se, passeggiando per la città, potessimo conoscere le storie collegate a ciò che vediamo? Se invece di una didascalia o di un cartello segnaletico, potessimo leggere un racconto ambientato nel luogo che stiamo visitando? Come sarebbe se potessimo approcciarci ad un luogo storico attraverso gli occhi di qualcuno che quella storia la viveva come presente?HistoryTeller vuole andare in questa direzione. E’ una piccola raccolta di racconti e cronache di Milano, unita ad una ricerca iconografica che cerca di mostrare i posti di cui si parla com’erano al tempo della narrazione. In più, si appoggia al progetto Historyguerrilla, e quindi rende possibile scaricare via cellulare o tablet -attraverso un QR code- la parte di racconto relativa al luogo che si sta visitando.In un mondo sempre più crossmedia, cosa succede se uniamo il cartello segnaletico alla narrativa?
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oppure scarica gratuitamente un racconto

Autore: Delio Tessa
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-886-399-086-7


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Devo alla vecchia piazza e al suo popolo acquartierato quel poco che so di lingua milanese.
Il mio amico Luigi Degli Occhi che abita non molto lontano, in San Sisto, e che nei tempi eroici del foga girava al largo preso da timore reverenziale, l'aveva battezzata l'Università Castrense perché alta scuola di perfetto eloquio e in omaggio alla guerra che la sua gente vi combatteva da anni contro l'Autorità costituita...

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Ricostituiamoci. La Costituzione italiana e le sue tre anime

Saggistica | Mezzilibri

Ricostituiamoci è uno straordinario viaggio dentro la genesi della nostra costituzione.
Giannella sceglie tre grandi padri costituenti, ciascuno interprete di una parte politica di allora, e gli fa raccontare le storie e i pensieri che hanno portato alla redazione della costituzione come la conosciamo adesso.
Così Nilde Iotti, Tina Anselmi e Giovanni Ferrara ci immergono in un racconto pieno di personaggi, aneddoti e grandi idee … e la Costituzione che siamo abituati a conoscere scompare per lasciare il posto a una grande avventura dove 75 persone si trovano con l’incredibile progetto di cambiare il proprio mondo, stabilendo le regole imprescindibili che dovranno consentire alla nostra nazione di crescere, senza mai più cadere in derive assolutiste.
E così fu.
In vendita nei maggiori eBook Store

Autore: Salvatore Giannella
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-080-5


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L’anima di sinistra della Costituzione nelle parole di Nilde Iotti (1920-1999)
Il 21 gennaio del 1995 Giuseppe Dossetti (già partigiano, giurista e monaco animato da profonde convinzioni politiche e morali), partecipa a Milano al convegno Costituzione oggi: princìpi da custodire, istituti da riformare promosso dal movimento Città dell’uomo.

Di Costituzione quella sera si parlò anche in un piccolo centro del Polesine, a Castelmassa (Rovigo). Nel Centro sociale Leonilde Iotti detta Nilde, presidente della Camera dei deputati per tre volte consecutive, dal 1979 al 1992 (un primato), con la sua inseparabile camicetta, il filo di perle coltivate, rispose in un’intervista pubblica (una delle serate organizzate da don Giuliano Zattarin per il ciclo d’incontri sulla Costituzione) alle domande che le posi dopo averla presentata con queste parole:

Nilde Iotti, una dei cinque “fondatori” della Costituzione ininterrottamente presenti dal 1946 alla Camera,[2] rappresenta il simbolo di oltre cinquant’anni della nostra vita, mezzo secolo che questa donna ha trascorso all’interno della buona politica, di quella politica che rivendica il primato e che ha bisogno di riprendere il primato; l’ha trascorsa all’insegna del rigore e della semplicità, entrando a Montecitorio a soli ventisei anni Come sapete, è stata una delle figure di maggior spicco del Partito Comunista Italiano retto dal genovese

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Racconti Straordinari

Semper | Grande Narrativa

Immortali, eterni, fantastici, meravigliosi. Chi non conosce i Racconti Straordinari di Poe? Lui li scrive e nasce un nuovo tipo di immaginario, una nuova forma di letteratura.
Lui, però, in quei mondi che creava ci viveva pure, come fosse personaggio della sua stessa fantasia. A leggere la sua biografia si ha l’impressione di una vita allucinata e angosciosa, sempre al limite della follia. I racconti li scrive durante tutta la sua vita produttiva cioé dai 26 ai 33 anni, morirà a 40. Si innamora in maniera intensissima di donne impossibili, amori sempre tragici. Prima la madre di un compagno di scuola, lei muore, lui ci mette un anno a riacquistare il senno. Poi una coetanea, la famiglia di lei lo bandisce, lui cade in depressione acuta. Infine la sua incredibile moglie, sua cugina. La sposa a 13 anni, a 19 lei si ammala di tubercolosi e lui praticamente smette di scrivere. A 23 lei muore e lui impazzisce. Due anni dopo muore pure lui.
Di tutta questa avventura umana rimane un romanzo (Le avventure di Gordon Pym) e i Racconti Straordinari.
Però hanno cambiato il mondo!

Autore: Edgar Allan Poe
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-078-2
Pagine: 80


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Il ritratto ovale

Il castello, nel quale il mio domestico s'era deciso di penetrare a viva forza, anziché permettermi, deplorevolmente ferito come io era, di passare una notte all'aria aperta, era una di quelle costruzioni, indecifrabile miscuglio di grandezza e di melanconia, che hanno per sì lungo tempo innalzate le loro rocche eccelse in mezzo agli Apennini, tanto nella realtà quanto nell'immaginazione di mistress Radcliffe. – Secondo ogni apparenza, esso era stato abbandonato temporariamente e tutt'affatto di recente.
Noi ci adattammo in una camera fra le più piccole e le meno riccamente ammobiliate, posta in una torre appartata dal fabbricato. La sua decorazione era ricca, ma rustica e cadente.
Lungo i muri erano tese delle tappezzerie adorne di numerosi trofei araldici d'ogni forma, nonchè di una quantità veramente prodigiosa di pitture moderne, in sontuose cornici dorate, d'un gusto arabesco.

Io provai tosto un vivo interesse (e la causa ne era forse il delirio che incominciava) per questi dipinti che erano affissi, non solamente sulle pareti principali delle diverse camere, ma altresì in una sequela di anditi e corridoi che, per la bizzarra architettura del castello, dovevamo passare inevitabilmente; e crebbe tanto l'interesse, che ordinai a Pietro di chiudere le massicce imposte della camera – poichè omai già annottava – di accendere un gran candelabro a più bracci, collocato vicino al mio capezzale, e di alzare invece, quanto era possibile, le tende di velluto nero, guarnite di frangie che circondavano il letto.

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La pianta proibita. Canapa: coltura e cultura

Saggistica | Mezzilibri

La canapa è stata per secoli una delle risorse economiche, industriali e tessili più importanti del nostro Paese, secondo produttore mondiale per quantità ma primo per qualità. Nel Novecento, nonostante gli sforzi del fascismo di proteggere questo mercato, la canapicoltura è andata perduta. Questo saggio ne ripercorre la storia e analizza le cause del suo declino attraverso documenti inediti come un manoscritto di “materia medica” di fine Ottocento o le tavole dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Accanto alla storia dell’uso industriale di questa pianta oggi proibita, viene ripercorsa anche la storia del suo uso medico, riscoperto di recente, e di quello psicotropo, attraverso l’analisi di fonti come la leggenda di Marco Polo del Veglio della Montagna, a capo della setta degli Hashishiyya, da cui il termine assassino. E ancora, l’erba pantagruelione di Rabelais, il Poema dell’hashish di Baudelaire, le pagine del Conte di Montecristo di Dumas e quelle di Théophile Gautier. La storia del proibizionismo del Novecento viene ricostruita con un’analisi comparata con la proibizione di altre sostanze come il caffè, il tabacco e gli alcolici che hanno avuto come conseguenza la nascita dei monopòli di Stato e quella del gangsterismo. E un saggio sulla marijuana nella storia del cinema mette in luce come la considerazione della cannabis nell’opinione pubblica sia nel tempo cambiata: dalla droga devastante delle pellicole degli anni Trenta sino alle rappresentazioni leggere, scherzose e di denuncia del nuovo millennio.

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Autore: Luca Sutter
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-079-9


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[...]

A partire dagli anni Novanta è impossibile raccogliere tutti i film che toccano il tema dalla marijuana, il panorama è troppo ampio. Si può però citare qualche esempio, magari divertente come quello di Nanni Moretti che, in una delle prime scene del film autobiografico Aprile (1998), racconta che per la disperazione, il giorno in cui Berlusconi ha vinto le elezioni sconfiggendo pesantemente la sinistra, ha fumato la sua prima canna, tra l'altro in presenza della madre. E la cosa che più stupisce, in questa rappresentazione, è che il regista non avesse mai fumato prima. Ormai con le “famigerate” canne si può solo scherzare. È questa la mentalità che si evince dai numerosi film che accennano a questi costumi e queste pratiche. Lo spinello? Lo fumano tutti, la cosa è normale e compare nei film esattamente come le altri normali scena di vita. Un altro esempio tra i più apprezzati, Il grande Lebowski (USA 1998) di Joel Coen, il simpatico protagonista fumatore d'erba e bevitore di vodka. Ma questa è una sua caratterizzazione secondaria e non fondamentale. Uno vezzo come tanti che serve alla presentazione del personaggio il cui ruolo è incentrato poi su ben altre vicende.

In questo periodo si possono individuare molti registi in cui il tema delle canne e della marijuana ricorre di sottofondo come costante delle proprie pellicole. Per esempio Pedro Almodovar, il grande regista spagnolo provocatorio e kitsch. Dai primi film grotteschi come Pepi Lucy Boom e le altre ragazze del mucchio (1990), in cui una giovane Carmen Maura è costretta a cedere ai ricatti sessuali di un poliziotto fascista e conservatore per non essere denunciata per la sua piccola coltivazione casalinga di marijuana, fino al drammatico Carne tremula (1997) in cui il poliziotto rimasto sulla sedia a rotelle si fuma una canna insieme all'amata (Francesca Neri).
Venendo invece alle produzioni nostrane bisogna citare per lo meno Gabriele Salvatores. Da Marrakech Express (1988) in cui tre amici vanno a recuperare un quarto finito nei guai per storie di droga in Marocco, a Mediterraneo (1990) vincitore dell'Oscar, in cui i soldati italiani sperduti su un'isola greca si fanno rubare le armi da un turco che li stordisce e addormenta offrendo loro da fumare fino allo stremo. E ancora, Puerto Escondido, dove Abatantuono, Bisio e la Golino si inoltrano per un losco traffico sulle montagne dove viene coltivata marijuana e, infine, Nirvana (1997) ambientato in un futuro dove il principio attivo della cannabis, il THC, è ormai sintetizzato chimicamente. Anche Mario Martone, in Teatro di guerra (1998), narra la storia di una compagnia teatrale napoletana all'epoca della guerra nella ex-Jugoslavia dove continuano a girare spinelli “perché le canne fanno parte della vita normale delle persone, e danno anche l'idea del bisogno di ottundimento, di evasione, senza cui non si reggerebbe la tensione” ha dichiarato il regista. E poi non si può non citare l’ultimo film di Stanley Kubrick, Eyes Wide Shut (1999) in una scena indimenticabile in cui i due amanti Bill (Tom Cruise) e Alice (Nicole Kidman), dopo aver fumato un po' di marijuana per rilassarsi, si interrogano reciprocamente sulla propria vita sessuale in un gioco della verità che si prolunga e dilata al di là di ogni previsione.

Passando dalle scene “trasversali” ai film a tema, il più celebre è la deliziosa pellicola di successo, molto ironica e tutta incentrata sul tema della marijuana: L'erba di Grace (Canada 1998, titolo originale: Saving Grace) per la regia di Anthony Harrison. Grace è una mite signora di mezza età con l'hobby del giardinaggio...

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Attenzione: questa è un'edizione gratuita non integrale dell'omonimo titolo in vendita a euro 4,70.

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FACEBOOK SCORIES [cronache di vita 2.0]

I Fiori del Web

18 brevi racconti irriverenti in cui il popolo della rete massacra il mito di Facebook! E il bello è che gli autori sono proprio coloro che lo utilizzano quotidianamente e quindi lo conoscono bene, anche nei suoi lati deteriori. I rapporti virtuali, dall’amicizia all’amore, sono messi alla berlina. I pericoli più inquietanti, dalla violazione della privacy ai rischi di dossieraggio o di essere vittime di attacchi di cybercriminali, sono evidenziati ed esasperati, spesso con ambientazioni fantascientifiche che dipingono un futuro allucinante, ma più che possibile. E poi il problema dei profili commemorativi post mortem, l’incubo di imbattersi in quei compagni di scuola poco graditi che se si erano persi di vista era perché c’erano molte ragioni, i problemi dell’Internet Addiction Disorder (IAD) e molto altro. Non solo narrativa, in sintesi. Non solo delle storie fresche, innovative e frutto dei nostri tempi. Ma anche uno spunto di riflessione intelligente sulla modernità e il tanto esaltato bisogno di condividere ogni cosa con tutti attraverso il più famigerato e pervasivo social network del cosiddetto web 2.0.

Autori: Vari
Editore: Castellovolante|Mur
isbn: 978-88-6399-076-8
Pagine: 59


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...

«Eh già... tu non puoi sapere di Facebook!»
«E come potrei?»
«È cambiato tutto là fuori, in questi anni. Comunque, per fartela breve, ero in metropolitana, ora di punta. Tutti ammassati. Spingi spingi, mi avvicino a una ragazza che mi faceva un sangue... Così, giusto per appiccicarmi a lei, approfittando della calca, poggiarle una mano sulla coscia facendo finta di niente e annusarla. Le solite cose...»
«E com'era? Com'era?»
«Soda. Ero dietro di lei. Appoggiato al suo fianco. Stava armeggiando con l'i-Phone, quelli che vanno anche in Internet. Da dietro sono riuscito a sbirciare che era connessa a Facebook.»
«Età?»
«Venti. Comunque, non riuscivo a vedere che cosa stesse facendo esattamente. Non sapevo se la pagina che consultava era la sua o se stava scrivendo a qualcuno dei suoi contatti...»
«E com'era vestita?»
«Era estate, aveva un vestitino un po' aperto. Da dietro riuscivo a guardarle nella scollatura. Indossava un reggiseno nero. Poi ho estratto anch'io il cellulare e, senza che se ne accorgesse, le ho scattato una foto.»
«Nella scollatura?»
«Ma no! In viso. Bisogna fotografare bene il volto. Poi ho usato il software di riconoscimento facciale.»
«Cosa?»
«Se sei su Facebook, anche se tu non hai mai postato tue foto, qualcuno dei tuoi amici, di sicuro, l'avrà fatto. Magari a una festa di compleanno, a una cena, in vacanza. Anche a tua insaputa. Basta che ti abbia taggato...»
«Cosaaa?»
«Basta che abbia scritto il tuo nome sotto la foto. Il software di riconoscimento ti trova. E a quel punto sai anche il nome. Da lì è un attimo. Basta andare su 123 People...»
«Sei troppo tecnico, per me!»
«Scusa. Ti basti sapere che in dieci minuti ho saputo qual era la sua pagina Facebook, ho trovato il suo sito di fotografie su Flickr... c'erano delle sue foto al mare che non ti dico!»
«In topless?»
«Anche. Poi ho trovato la sua mail e l'ho messa dentro Google. Ho scovato un suo vecchio annuncio pubblicato su un sito, regalava cuccioli di cagnolino. E lì aveva messo anche il suo numero di telefono! Era fatta. Risalire al suo indirizzo è stato un attimo.»
«E allora sei andato da lei?»
«No. Mi son fatto aggiungere ai suoi amici di Facebook. Prima volevo conoscerla. Volevo sapere che cosa le piacesse, sapere tutto di lei...»
«Come il gatto con il topo.»
«Ho una decina di account Facebook, tutti falsi. E non è stato difficile riuscire a farmi aggiungere tra gli amici. A quel punto era nelle mie mani. Potevo sapere dov'era, che faceva, chi frequentava, chi era il suo ragazzo... Credeva di parlare con un coetaneo. E io non facevo che sorprenderla e anticiparla. Ogni volta le dicevo di me qualcosa che sapevo che le piacesse. E ogni volta si stupiva e mi rispondeva: “anch'io!” Mi ha chiesto una foto. E le ho fatto vedere le foto di uno che sapevo sarebbe stato il suo tipo...»
«Sei un diavolo.»
«Alla fine è stata lei a darmi l'appuntamento! Basta saperci fare. E siccome sapevo che non lo avrebbe detto al suo ragazzo e che sarebbe stato un incontro clandestino... potevo andare tranquillo.»
«Tutte troie alla fine... quelle fidanzate sono le peggiori.»
«Aspetta. Sta arrivando il secondino... è l'ora d'aria, continuiamo dopo...»
«Ma senti... E se non c'era Facebook, come avresti fatto?»
«Come vuoi che avrei fatto? L'avrei seguita dalla metropolitana fino a casa. E lì l'avrei seviziata e fatta fuori senza tanta tecnologia. Come ho sempre fatto con tutte le altre! Ma vuoi mettere?»

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Immobile scuola. Alcune osservazioni per una discussione

Saggistica | Fuori collana

L’uomo del nuovo millennio è profondamente diverso da quello di primo Novecento. A dividerli, tra le tante cose, c’è il cinema, la radio, il telefono, la televisione, prima ancora del digitale e di Internet. Eppure alle spalle hanno lo stesso modello di scuola! I “nuovi media”, in realtà, non sono poi così nuovi, hanno almeno un trentennio. Il mondo accademico e della scuola, però, ha rifiutato il ben più complesso approccio multimediale e si è arroccato nella difesa di un modello chiuso che stride con quello che sta avvenendo ed è avvenuto nella società. La cultura non può più coincidere solo con la parola scritta e la stampa. Perché la rivoluzione del digitale e di Internet non ha coinvolto la scuola se non marginalmente? È ancora possibile trattare i saperi contemporanei che sono multimediali, complessi e aperti con rigidi schemi manualistici? Che cosa possono fare i singoli insegnanti in questo scenario ingessato da ragioni politiche ed economiche che li sovrastano?
Queste sono le domande che l’autore si pone in un inedito pamphlet che ha come obiettivo non solo l’individuazione delle risposte, ma soprattutto quello di generare una discussione aperta alle soluzioni da parte di tutti.

Roberto Maragliano, guru italiano della didattica con le nuove tecnologie, dopo essere stato professore a La Sapienza, è nell’organico dell’Università Roma Tre dove insegna “Tecnologie per la formazione degli adulti” e “Comunicazione di rete per l’apprendimento”. Le sue pubblicazioni: La scuola dei tre no, Laterza 2003; Parlare le immagini. Punti di vista, Apogeo 2008; Educare e comunicare. Spazi e azioni dei media (cura con Alberto Abruzzese), Mondadori Education, 2008; Adottare l’e-learning a scuola, Garamond-Bookliners 2011.

Autore: Roberto Maragliano
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-072-0
Pagine: 23


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Stiamo vivendo tempi turbolenti, non c’è dubbio. Si direbbe che dagli anni Ottanta del secolo scorso il mondo s’è trovato all’interno di un vortice di cui tuttora, a distanza di tre decenni, non è dato di conoscere la reale dinamica, né i tempi, i modi e gli esiti di un suo eventuale esaurimento. Una cosa comunque è certa, ed è il fatto che alla base delle turbolenze, economiche o politiche che siano, c’è, tra gli altri aspetti, l’impetuoso affermarsi dei nuovi regimi della comunicazione sociale. Lo si voglia accettare o no, è indubbio che la nostra percezione e pure la nostra pratica di mondo stanno cambiando da che esistono il digitale e Internet e che tra i primi effetti di tutto ciò c’è l’ampliamento delle categorie di soggetti che includiamo in questo “noi” (per esempio quelli che continuiamo a chiamare “minori”, ma che tali sono solo in termini di età, e quelli che tuttora etichettiamo come “extracomunitari”, anche se fanno pienamente parte della “nostra” comunità di comunicazione).
Sarebbero anche soltanto pensabili gli scenari attuali della globalizzazione economico/finanziaria e pure di quella politica (senza escludere il tema del terrorismo internazionale) se a dare loro forma e praticabilità non ci fossero i livelli così elevati di accessibilità, efficacia, generosità, istantaneità del conoscere, del comunicare e del condividere che il digitale e Internet hanno reso possibili?
Si tratta, com’è evidente, di una domanda retorica.

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