Il ritorno di Vasco e altri racconti dal carcere

Narrativa | Mezzilibri

Non è facile raccontare la vita del carcere con leggerezza e senza mai cadere nel pietismo o nei luoghi comuni. Su questo registro l’autore si muove con sapienza, ironia e semplicità. Del resto al carcere di San Vittore ha anche insegnato e conosce bene questo mondo che ha esperito.
Un clochard viene scambiato per Vasco Rossi da un gruppo di discotecari che lo raccattano dalla strada e lo ospitano. La vita gli cambia improvvisamente e per settimane viene nutrito e idolatrato dai fan. L’inevitabile finale sarà quello di finire in carcere, come si evince dal titolo che è il filo conduttore di questa raccolta.
Il marocchino Saachid, come in un film di Totò, in carcere ci va per sua decisione. Dietro le sbarre si dà da fare con mille traffici e lavoretti per racimolare piccole fortune. Scontata la pena torna al suo paese e fa il mecenate. Poi c’è Gabriel playboy colombiano che traffica con droga e gioielli per mantenere nel lusso le donne che frequenta. C’è Nello che ingoia lamette da barba per evitare il trasferimento e riuscire a prendere la licenza media e Matteo che si laurea a pieni voti a Porto Azzurro, combatte con il cancro e scrive un romanzo. E c’è ancora di più. Questo “ritorno” del Ritorno di Vasco, pubblicato per la prima volta da Marcos y Marcos nel 1994, include tre racconti inediti: “Gli amori di Irene”, “La grande farfalla” e “The in crowd”.

Davide Pinardi insegna al Politecnico di Milano e all’Accademia di Brera. Ha pubblicato numerosi libri di narrativa (La storia segreta del señor Correal, Rizzoli; Tutti i luoghi del mondo, Tropea; A Sud della Giustizia, Interno Giallo) e di saggistica (Narrare, dall’Odissea al mondo Ikea, Paginauno; Il mondo narrativo,Lindau; La Giubba del Re – Intervista sulla corruzione, Laterza; La letteratura Italiana tra ‘800 e ‘900, RCS).

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La prigione era nei pressi del First Fort Gate: tra un negozio di vestiti e un bazaar si apriva uno stretto passaggio polveroso che conduceva in quello che, dalla strada, sembrava soltanto un antro buio. I poliziotti indiani fecero strada per un lungo cunicolo verso un primo locale con un tavolo coperto di fogli e due panche in un angolo. Si infilarono poi in un ufficio con due scrivanie. Faceva molto caldo lì dentro, e c'era un odore forte e indefinibile di un liquido che fermentava, un odore quasi stordente per la sua intensità.
Un altro ufficiale, superiore di grado a quello che li accompagnava, si alzò e venne loro incontro sorridente. Tese la mano con cordialità a Minervini e poi strinse anche quella di Tommasi.
"Welcome. Have you had a good travel?"
"It's been very cold tonight..."
"Oh, yes, of course, it' always cold here in the desert during the night. But nobody gets ill, here, never..."
Rise allegro. Era un uomo alto, solido, distinto. Prese la busta di documenti che Minervini gli porgeva, l'aprì, lesse accuratamente una ad una tutte le carte, ne scelse alcune da tenere e ridiede le altre al questore siglandone alcune.
" Okay, you can go to the prisoner and tell him the good news he’s leaving."
Un poliziotto indiano accompagnò allora Minervini e Tommasi per un corridoio di quel silenzioso carcere indiano sotterraneo. Camminarono per qualche minuto in lunghe gallerie buie e umide fino a quando arrivarono in un androne con quattro portoncini alti non più di un metro, uno a ogni angolo. Dovevano essere nei sotterranei della fortezza che circondava la città.
Da una zona buia comparve un secondino che aprì una delle cellette e gettò il raggio della sua pila elettrica all'interno, nell'oscurità silenziosa. Minervini scorse, contro la parete di fondo, un ragazzo occidentale vestito da indiano dormiva su una stuoia lurida e strappata. L'aria era umida e soffocante e il questore ebbe a lungo la sensazione che gli mancasse il respiro. Il secondino diede una voce. Il ragazzo prigioniero si sollevò e aprì gli occhi riparandoseli dalla luce con un braccio. Chiese qualcosa in hindi e i poliziotti locali risposero con tono allegro.
Intervenne Minervini.
"Vengo dall'Italia. Siamo venuti a prenderla per riportarla a casa."
" Where you wonna bring me?" Chiese quello in un inglese biascicato.
"A casa."
"And where’s casa?" Chiese.
"In Italia."
"Ah, in Italia, adesso ho capito..." disse finalmente in italiano. Poi scosse la testa, disse "It's nothing but a dream " E si ributtò giù a dormire.

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Attenzione: questa è un'edizione gratuita non integrale dell'omonimo titolo in vendita a euro 4,70.

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Autore: Davide Pinardi
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-075-1
Pagine: 56
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