Il Corsaro Nero

Ragazzi per Sempre | Avventura

Wan Stiller, Carmaux, il nero Moko, il perfido duca Van Guld, la bellissima Honorata, e il pallidissimo, coraggiosissimo, fatalissimo, invincibilissimo – e in effetti fichissimo – Corsaro Nero.
Non li avete dimenticati Vero?
Ora sono di nuovo con voi!

...
La Folgore s’avanzava rapida come una rondine di mare, fendendo le acque sfolgoranti col suo acuto sperone. Pareva, tutta nera come era, il leggendario vascello fantasma dell’olandese maledetto, od il vascello-feretro navigante sul mare ardente.

Lungo le murate si vedevano schierati, immobili come statue, i filibustieri formanti l’equipaggio, tutti armati di fucili, e sul cassero di poppa, dietro i due cannoni da caccia, si scorgevano gli artiglieri colle miccie accese in mano, mentre sul picco della randa ondeggiava la grande bandiera nera del Corsaro, con due lettere d’oro bizzarramente incrociate da un fregio inesplicabile.

La scialuppa abbordò sotto l’anca di babordo, mentre il legno si metteva attraverso il vento, e si ormeggiò con una gomena gettata dai marinai dalla coperta.

«Giù i paranchi!...» si udì gridare una voce rauca. Due boscelli muniti d’arpioni furono calati dal pennone di maestra. Carmaux e Wan Stiller li assicurarono ai banchi, e la scialuppa ad un fischio del mastro dell’equipaggio, fu issata a bordo assieme alle persone che la montavano.

Quando il Corsaro Nero udì la chiglia urtare contro la coperta della nave, parve che si risvegliasse dai suoi tetri pensieri.

Si guardò attorno come fosse stupito di trovarsi a bordo del suo legno, poi si curvò presso il cadavere, lo prese fra le braccia e lo depose ai piedi dell’albero maestro.

Tutto l’equipaggio, schierato lungo le murate, vedendo la salma, s’era scoperto il capo.

Morgan, il comandante in seconda, era sceso dal ponte di comando ed era andato incontro al Corsaro Nero.

«Sono ai vostri ordini, signore» gli disse.

«Fate ciò che sapete» gli rispose il Corsaro, scuotendo tristamente il capo.

Attraversò lentamente la tolda, salì sul ponte di comando e s’arrestò lassù immobile come una statua, colle braccia incrociate sul petto.

Cominciava allora ad albeggiare verso oriente. Là dove il cielo pareva si confondesse col mare, una pallida luce saliva tingendo le acque di riflessi color dell’acciaio. Pareva però che anche quella luce avesse qualche cosa di tetro, poiché non aveva la tinta rosea consueta; era quasi grigia, ma d’un grigio ferreo e quasi opaco.

Intanto la grande bandiera del Corsaro era stata calata a mezz’asta in segno di lutto ed i pennoni dei pappafichi e dei contropappafichi, che non portavano vele, erano stati disposti in croce.

Il numeroso equipaggio della nave corsara era salito tutto in coperta, schierandosi lungo le murate. Quegli uomini dai volti abbronzati dai venti del mare e dal fumo di cento abbordaggi, erano tutti tristi e guardavano con vago terrore la salma del Corsaro Rosso che il mastro d’equipaggio aveva rinchiusa in una grossa amaca assieme a due palle da cannone.

La luce cresceva, ma il mare sfolgoreggiava sempre intorno alla nave, rumoreggiando sordamente contro i neri fianchi e frangendosi contro l’alta prora.

Quelle ondulazioni avevano in quel momento degli strani sussurrii. Ora parevano gemiti di anime, ora rauchi sospiri, ora flebili lamenti.

D’un tratto il tocco d’una campana echeggiò sul quadro di poppa.

Tutto l’equipaggio si era inginocchiato, mentre il mastro, aiutato da tre marinai, aveva sollevata la salma del povero Corsaro, deponendola sulla murata di babordo.

Un funebre silenzio regnava allora sul ponte della nave che era rimasta immobile sulle acque luminose; perfino il mare taceva e non mormorava più.

Tutti gli occhi si erano fissati sul Corsaro Nero, la cui nera figura spiccava stranamente sulla linea grigiastra dell’orizzonte.

Pareva che, in quel momento, il formidabile scorridore del Gran Golfo avesse assunto forme gigantesche. Ritto sul ponte di comando, colla lunga piuma nera svolazzante alla brezza mattutina, con un braccio teso verso la salma del Corsaro Rosso, sembrava che fosse lì lì per scagliare qualche terribile minaccia.

La sua voce metallica e robusta ruppe improvvisamente il silenzio funebre che regnava a bordo della nave.

«Uomini del mare!...» gridò, «uditemi!... Io giuro su Dio, su queste onde che ci sono fedeli compagne e sulla mia anima, che io non avrò bene sulla terra, finché non avrò vendicato i fratelli miei, spenti da Wan Guld. Che le folgori incendino la mia nave; che le onde m’inghiottano assieme a voi; che i due Corsari che dormono sotto queste acque, negli abissi del Gran Golfo, mi maledicano; che la mia anima sia dannata in eterno, se io non ucciderò Wan Guld e sterminerò tutta la sua famiglia come egli ha distrutto la mia!... Uomini del mare!... Mi avete udito?...»

«Sì» risposero i filibustieri, mentre un fremito di terrore passava sui loro volti.

Il Corsaro Nero si era curvato sulla passerella e guardava fisso fisso le onde luminose.

«In acqua la salma!...» gridò con voce cupa.

Il mastro d’equipaggio ed i tre marinai alzarono l’amaca contenente il cadavere del povero Corsaro e la lasciarono andare.

La salma precipitò fra le onde, alzando un grande spruzzo che parve un getto di fiamme.

Tutti i filibustieri si erano curvati sulle murate.

Attraverso l’acqua fosforescente si vedeva nettamente il cadavere scendere in fondo ai misteriosi abissi del mare, con delle larghe ondulazioni, poi tutto d’un tratto scomparve.

In quell’istante, al largo, si udì a echeggiare ancora il grido misterioso che aveva tanto spaventato Carmaux e Wan Stiller.

I due filibustieri, che stavano sotto il ponte di comando, si guardarono in viso pallidi come due cenci lavati.

«È il grido del Corsaro Verde che avverte il Corsaro Rosso» mormorò Carmaux.

«Sì» rispose Wan Stiller, con voce soffocata. «I due fratelli si sono incontrati in fondo al mare.»

Un colpo di fischietto interruppe bruscamente le loro parole.

«Bracciate a babordo!» gridò il mastro. «All’orza la barra!...»

Download ePub

Autore: Emilio Salgari
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-88-6399-026-3
0.00Price: