Don Chisciotte della Mancia

Semper |

Qual’è il fascino di Don Chisciotte? Il crearsi caparbiamente una realtà arbitraria in cui vivere? Il contestare il mondo contro la stessa storia? Il decidere di volerlo cambiare senza la considerazione delle proprie forze? Lo spregio del ridicolo? La serenità rivoluzionaria?
Forse, anche! Ma il suo vero fascino sta nel fatto che in fondo al nostro cuore Alonso Quijano, in cavalleria Don Chisciotte, rappresenta la parte di tutti noi che non si rassegna, e vorrebbe trovare il coraggio di tornare in un mondo nobile, vedere le cose con altri occhi e con la serenità di un bambino scagliarsi contro i mulini a vento. E a quel paese tutti quanti!
Del resto ce lo insegnano dall’inizio della Storia che basta un Giusto – a volte anche un po’ ridicolo – per salvare il mondo.

...
L'oste che vide don Chisciotte posto attraverso dell'asino, domandò a Sancio che male avesse. Sancio rispose essere cosa di niente; ch'era caduto da un masso e si era ammacate un poco le costole.
Aveva l'oste una moglie d'indole diversa da quelle che sogliono esercitare tal professione, naturalmente caritativa e compassionevole delle altrui miserie. Si applicò ella a medicare l'ammalato, e volle pure che la aiutasse una sua figlia, nubile, giovane e di buona grazia. Serviva nella stessa osteria una giovanotta asturiana con viso schiacciato, colla collottola spianata, col naso un po' storto, guercia da un occhio e ammalaticcia dall'altro; ma la sua gagliardia di corpo contrabilanciava tutti questi difetti. Non era alta sette palmi, e le spalle alquanto aggobbate la costringevano a guardare a basso più di quello che avrebbe voluto.
Anche questa ragazza garbata aiutò l'altra, ed ambedue allestirono un cattivo letto per don Chisciotte in un sito che mostrava di avere già servito da pagliaio molti anni, e dove tuttavia stavasi un vetturale il cui letto poco discosto da quello del nostro cavaliere errante, era fatto colle bardelle, ossia coperte dei muli, e contuttociò era migliore di quello di don Chisciotte, formato da due tavole mal piallate e mal collocate su due panche disuguali; un materasso che per leggerezza pareva un'imbottita ripiena di palle da balestra, che sarebbersi credute pietre se da qualche sdrucitura non si fosse veduto che veramente era lana; due lenzuola di cuoio di targhe così sfilate che avrebbe potuto numerarne i fili chiunque avesse avuto tal voglia.
In questo tristissimo letto entrò don Chisciotte, e l'ostessa e sua figlia gli applicarono empiastri dal capo ai piedi, facendo lume Maritorna, che così chiamavasi l'Asturiana. Vedendo l'ostessa nell'ungerlo, che don Chisciotte avea molte lividure sparse per il corpo, si avvisò che ciò fosse proceduto piuttosto da percosse che da caduta.

— Non sono state percosse, disse Sancio, ma la natura del monte scabroso e pieno di pietre, ciascuna delle quali impresse il suo segno; e poi soggiunse: Piaccia alla signoria vostra di fare che avanzi un po' di stoppa, che vi sarà altro sito bisognoso, perché io pure mi sento addolorato alquanto nei lombi.
— Se così è, disse l'ostessa, convien dire che siate voi pure caduto.
— Eh non è questo, rispose Sancio, ma il batticuore che mi assalì quando vidi precipitare il padrone mi ha prodotto una scossa sì grande da rendermi tanto addolorata tutta la persona come se mi avessero bastonato con mille bastoni.
— Questo può essere, soggiunse la ragazza mentre anche a me accadde le molte volte di sognare di cader dall'alto di una torre senza arrivar mai abbasso; e svegliandomi trovarmi sì pesta e macinata come se la caduta fosse stata realmente vera. — Qui sta il guaio, o signora, rispose Sancio Pancia, che io senza far sogni di sorta, ma standomi desto come sono presentemente, mi trovo tutto coperto
di lividure come il mio signor padrone.
— Come si chiama egli questo cavaliere? gli domandò l'asturiana Maritorna.
— Don Chisciotte della Mancia, rispose Sancio, ed è cavaliere venturiero dei più celebri e valorosi che da molto tempo in qua siensi veduti al mondo.
— Che significa cavaliere venturiero? soggiunse la serva
— Siete voi sì bambina al mondo, rispose Sancio, che nol sapete? Vi sia dunque noto, sorella mia, che cavaliere venturiero è uno che in due parole si vede bastonato e imperatore: oggi è la più sventurata e la più bisognosa creatura del mondo, e avrà dimani due o tre corone di regni da regalare al suo scudiere
— Ma come mai dunque, disse l'ostessa, non possedete almeno qualche contea?
— È troppo presto, rispose Sancio; perché da un mese soltanto andiamo cercando avventure, e non ne abbiamo finora incontrata alcuna che potesse darci un sì gran bene: e poi le tante volte l'uomo trova altra cosa da quella che cerca. Ma in verità che se il mio signor don Chisciotte guarisceda questa ferita, cioè, caduta, ed io non ne rimango storpiato, in verità che non rinunzierei alle mie speranze pel maggiore titolo di Spagna.

Download ePub

Autore: Miguel de Cervantes
Editore: CastelloVolante|Mur
isbn: 978-886-399-048-5
0.00Price: